Le proteste a Tel Aviv chiedono la fine della guerra e un accordo per lo scambio di prigionieri. L'ufficio di Netanyahu si prepara a negoziare la restituzione degli ostaggi.
Tel Aviv ha assistito a imponenti manifestazioni, con centinaia di manifestanti che hanno marciato intorno al quartier generale delle Forze di Difesa Israeliane, chiedendo la fine della guerra e un accordo per il rientro degli ostaggi alle loro case. La marcia è stata guidata dalle famiglie degli ostaggi, che hanno espresso il loro rifiuto dei piani israeliani annunciati di occupare Gaza City. Il leader del Partito Democratico Yair Golan si è unito alla manifestazione, con i manifestanti che esibivano cartelli con le foto degli ostaggi e slogan come "Mai più, ora".
Ufficio di Netanyahu: Invieremo una squadra di negoziazione dopo aver individuato un luogo.
In risposta, l'ufficio del Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha rilasciato una dichiarazione, attribuita a un alto funzionario israeliano, affermando che, una volta individuata la sede per i negoziati, Netanyahu ordinerà a una delegazione israeliana di tenere colloqui volti a garantire il rilascio di tutti gli ostaggi rimasti e porre fine alla guerra secondo i termini stabiliti da Israele. Non è chiaro se la dichiarazione di Netanyahu sia stata coordinata con i mediatori arabi, che attendono la risposta di Israele alla proposta di rilascio graduale degli ostaggi concordata da Hamas lunedì.
L'ONU avverte: migliaia di bambini a Gaza soffrono di malnutrizione e lavoro minorile
In un contesto umanitario, le Nazioni Unite hanno lanciato l'allarme: migliaia di bambini a Gaza soffrono la fame o sono costretti a lavorare. Durante un incontro con i media internazionali, una portavoce delle Nazioni Unite ha riferito che 320.000 bambini sotto i cinque anni sono a rischio di malnutrizione acuta, con un aumento delle malattie e rischi per la salute a lungo termine. Ha aggiunto che i partner delle Nazioni Unite segnalano un aumento del lavoro minorile, con bambini impiegati nella raccolta delle macerie, nella vendita ambulante e in altri lavori informali, sottolineando che il disagio psicologico è diffuso tra i bambini che sono stati ripetutamente sfollati.

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