Svolta nella Fortezza dell'Acciaio Italiana: il forno n. 2 dell'Ilva riavvia la produzione, con un piano di 4 milioni di tonnellate all'anno
In un'operazione descritta come un "recupero di un asset produttivo strategico", la direzione di Accciaierie d'Italia (in amministrazione straordinaria) ha annunciato il riavvio dell'altoforno n. 2 dello stabilimento Ilva di Taranto, dopo una chiusura forzata durata due anni. Questo apre la strada al ripristino della piena capacità produttiva del più grande complesso siderurgico d'Europa.
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| Altoforno n. 2 dell'ex acciaieria Ilva di Taranto |
Eduardo Alessandro - Ahmed Hesham
Roadmap di Produzione e Investimenti
Il riavvio del forno n. 2 fa parte di un ambizioso piano per raggiungere una produzione di 4 milioni di tonnellate di acciaio all'anno entro la fine di aprile 2026. La direzione ha spiegato che da febbraio 2024 ha stanziato oltre 997 milioni di euro per manutenzione e ammodernamento per garantire la continuità operativa e proteggere i settori industriali e manifatturieri.
La tempistica per la fase successiva include:
Manutenzione del forno n. 4: a partire dal 28 febbraio e della durata di 60 giorni.
Riavvio della cokeria: le batterie 7, 8 e 12 saranno attivate nel prossimo periodo.
Situazione giuridica: il forno 1 rimane sotto ordine del tribunale a seguito di un precedente incendio.
Vendita e investitore americano
Per quanto riguarda la proprietà, proseguono le trattative con il fondo americano Flux Group, che ha presentato la migliore offerta per l'acquisizione del gruppo. Il closing definitivo della vendita non è previsto prima del prossimo aprile, in un contesto di discussioni su potenziali partnership e risoluzione di questioni in sospeso con i sindacati.
Controversie sullo "smantellamento del gruppo" e rabbia sindacale
Le proposte di separare i siti del nord (Cornigliano e Novi Ligure) da quello di Taranto nel processo di vendita hanno suscitato polemiche. Mentre Confindustria (la federazione industriale) di Genova e Alessandria ha sostenuto questa soluzione, i sindacati nazionali (FIM, FIOM, UILM, USB) e Confindustria Taranto si sono fortemente opposti, mettendo in guardia contro la "frammentazione" della forza industriale del gruppo.
Crisi dei lavoratori e minacce di escalation
Contemporaneamente a questi sviluppi, circa 4.450 lavoratori si trovano ad affrontare la prospettiva di una proroga di 12 mesi della Cassa di Previdenza Sociale (CIGS) a partire dal 1° marzo. I sindacati hanno programmato un'assemblea congiunta per giovedì 26 febbraio, chiedendo un incontro urgente presso l'ufficio del Primo Ministro (Palazzo Kiji) per garantire la trasparenza e l'intervento dello Stato come garante durante questa nuova fase di transizione. Minacciano di intensificare le loro azioni se le loro richieste non saranno soddisfatte entro la fine del mese.

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