Tamburi di guerra o trattato di pace? Trump rinuncia al matrimonio del figlio per finalizzare l'accordo con l'Iran o "distruggerlo completamente"… e lo Stretto di Hormuz si avvicina a una svolta
Le capitali di tutto il mondo hanno trattenuto il fiato mentre i negoziati tra Stati Uniti e Iran entravano nella fase finale. Il presidente americano Donald Trump ha annunciato che "gli aspetti e i dettagli finali sono attualmente in fase di discussione e saranno annunciati a breve", affermando al contempo che "lo Stretto di Hormuz sarà riaperto".
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Leonardo Maximilian
Le dichiarazioni di Trump, rilasciate tramite la sua piattaforma "Truth Social", hanno rivelato la vetta di un vulcano politico e militare che potrebbe eruttare o spegnersi completamente nelle prossime ore, in un contesto di segnali di progressi concreti dopo la visita dei mediatori internazionali a Teheran lo scorso venerdì.
L'assenza di Trump al matrimonio del figlio: un'opzione "50/50"
A dimostrazione della gravità della situazione attuale, il Comandante in Capo delle Forze Armate statunitensi (Trump) ha annullato la sua partecipazione al matrimonio del figlio Donald Jr. con Bettina Anderson alle Bahamas per rimanere nella Situation Room e discutere la bozza finale dell'accordo con i suoi più stretti consiglieri (Steve Witkopf, Jared Kushner e il Vicepresidente JD Vance).
In interviste con CBS e Axios, Trump ha rivelato la natura della scommessa, affermando:
"Le probabilità di raggiungere un buon accordo, o di lanciare un attacco militare per distruggerli completamente, sono del 50/50... Firmerò l'accordo solo se otterremo tutto ciò che vogliamo, garantendo che Teheran non acquisisca un'arma nucleare e che il suo uranio arricchito venga gestito in modo soddisfacente."
Un vertice di "contatto" con i leader del Golfo e dell'Egitto... e l'assedio di Netanyahu
Trump terrà una cruciale teleconferenza con i leader degli stati del Golfo e della regione che premono per una soluzione diplomatica. Parteciperanno i leader di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Qatar, Egitto e Turchia, insieme al Pakistan, che sta svolgendo un ruolo chiave di mediazione nella crisi.
D'altro canto, il New York Times ha rivelato l'ansia e l'apprensione che attanagliano il Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu. La sua esclusione dai dettagli dei recenti negoziati lo ha trasformato da "copilota" a semplice "passeggero" che osserva gli sviluppi della crisi, nonostante l'affermazione di Trump secondo cui la sua recente telefonata con Netanyahu "è andata bene".
Un Iran cauto: un Memorandum d'intesa in 14 punti
Nel frattempo, Teheran, che ha sfruttato la tregua di due mesi per riorganizzare le sue forze armate, sembra più cauta. Il portavoce del Ministero degli Esteri iraniano, Ismail Baghaei, ha descritto la situazione con una vaga espressione diplomatica: "Siamo allo stesso tempo molto vicini e molto lontani da un accordo".
Baqaei ha spiegato che l'obiettivo attuale di Teheran è quello di redigere un Memorandum d'Intesa (MoU) in 14 punti che affronti le questioni più critiche per porre fine alla guerra e salvaguardare i diritti fondamentali dell'Iran. Ha osservato che, sebbene le divergenze si stiano riducendo, non è stato ancora raggiunto un accordo completo.
Analisi politica della redazione: Nel maggio 2026, Donald Trump metterà in atto la sua strategia del "brinkmanship". La scelta è tra uno storico accordo che garantisca la riapertura dello Stretto di Hormuz per rivitalizzare i mercati energetici globali, o un attacco militare che ridefinirà gli equilibri di potere in Medio Oriente. Le indicazioni emerse dalla visita del Segretario di Stato Marco Rubio in India, unite alle intense pressioni da parte dei Paesi del Golfo e dell'Egitto, suggeriscono che un "memorandum d'intesa temporaneo" sia più probabile, estendendo la tregua per altri due mesi al fine di scongiurare una guerra su vasta scala, uno scenario auspicato unicamente da Tel Aviv.

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