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Dietro le mura di "Jiyader"

Un'eurodeputata accusa Roma di "nascondere la verità" sui centri di detenzione per migranti in Albania e rivela tentativi di suicidio

L'eurodeputata italiana Cristina Guarda ha lanciato accuse dure e dirette contro il governo italiano, accusandolo di tentare di "nascondere la verità" sul deterioramento delle condizioni umanitarie all'interno dei centri di detenzione per migranti gestiti da Roma in Albania. Ha confermato che a una delegazione parlamentare ufficiale è stato impedito di effettuare un'ispezione completa e che il loro accesso alle celle dei detenuti per valutarne il benessere è stato ostacolato.


Scritto da: Rena Klar

Guarda, membro dell'alleanza Verdi-Lega (AVS), ha spiegato che la direzione del centro di Gjadër, gestito dall'Italia, si è rifiutata di fornire alla delegazione dei Verdi al Parlamento europeo informazioni di base, incluso il numero esatto dei detenuti. Ha sottolineato che le testimonianze delle persone intervistate documentano una realtà quotidiana dominata da "alienazione e disperazione".

Registro degli incidenti critici: 6 tentativi di suicidio

Il parlamentare europeo ha rivelato dettagli sconvolgenti basati sul registro ufficiale degli "incidenti critici" all'interno della struttura. Il rapporto documenta almeno sei tentativi di suicidio tra i detenuti da metà maggio, oltre a ripetuti casi di autolesionismo, in un ambiente descritto come "caldo soffocante" e con cure fisiche e psicologiche inadeguate.

Specifiche tecniche e finanziarie del controverso accordo italo-albanese:
Natura e capacità delle strutture: Roma ha aperto due centri a Gjadar e Xingjin nel 2024 per ospitare circa 1.000 persone (con una capacità massima di 3.000). Lo scopo era quello di esaminare le domande di asilo di uomini adulti intercettati in mare da navi italiane e di detenere coloro le cui domande venivano respinte in attesa di espulsione.

Il costo economico: Il costo stimato di gestione di questi centri offshore si aggira tra i 130 e i 140 milioni di euro all'anno (circa 112-120 milioni di sterline). Dal punto di vista logistico, la gestione è affidata alla cooperativa italiana Medihospes, sotto la supervisione della Prefettura di Roma.

La crisi legale: L'accordo è stato oggetto di continue contestazioni legali. I giudici italiani, citando il diritto europeo, hanno respinto numerosi trasferimenti perché i paesi di origine dei migranti sono classificati come "non sicuri" per il rimpatrio forzato.

Alienia psicologica e completa dipendenza da droghe: Cristina Guarda ha rilevato nel suo rapporto sul campo che l'uso di droghe e sostanze psicotrope è diventato un "comportamento costante e continuativo" all'interno del centro. I detenuti trascorrono la maggior parte del tempo dormendo a causa della mancanza di attività, il che aggrava ulteriormente la loro sofferenza. Ha aggiunto, citando uno dei detenuti: "Uno di loro ha detto di vivere invano, inseguendo una libertà impossibile. Questa situazione porta all'alienazione e aggrava i disturbi psicologici e mentali a tal punto da richiedere un urgente intervento internazionale".

Nel frattempo, la Prefettura di Roma, direttamente responsabile della gestione dei centri di detenzione offshore, e la cooperativa operativa si sono rifiutate di commentare immediatamente queste notizie. Questi sviluppi coincidono con l'approvazione da parte del Parlamento europeo di un controverso piano per istituire "centri di rimpatrio" al di fuori dei confini dell'UE, destinati alla detenzione a tempo indeterminato dei migranti irregolari in attesa della loro espulsione.